Sabato, 03 Novembre 2012

 

 

To:  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Sent: Lun, Ott 15, 2012, 6:45 PM

... Ho letto sul vostro sito che "per contenere la specie invasiva nei territori in 
cui essa causa la scomparsa dello scoiattolo comune, gli operatori adoperano 
tecniche sottoposte a un controllo rigoroso, legislativo ed etico, che garantisce che
la cattura (effettuata con l’intrappolamento degli animali vivi e illesi)
e la soppressione siano sempre effettuate con modalità rispettose del
benessere degli animali, evitando loro sofferenze inutili".


Vorrei sapere se esistono e se attuate anche altre modalità che non 
prevedono l'uccisione degli scoiattoli grigi, oltre alla sterilizzazione, in 
quanto ritengo che l'uccisione sia una pratica non sostenibile dal punto di 
vista etico anche se efficace dal punto di vista pratico.
Cordiali saluti.


Risposta del 27-10-2012

Caro Prof. Cenerelli,

prima di tutto mi scusi per il ritardo nella risposta.

La scelta se intervenire o no nei confronti dello scoiattolo grigio è molto difficile. I dati dimostrano oltre ogni dubbio che quando arriva lo scoiattolo grigio lo scoiattolo rosso si estingue.

Lo scoiattolo grigio è stato introdotto in diversi paesi europei (Gran Bretagna, Irlanda, Italia); in tutti questi paesi sta determinando l’estinzione dello scoiattolo rosso, unico scoiattolo nativo presente in gran parte d’Europa. Le due specie sono in competizione per le risorse alimentari: quando arriva la specie americana dopo pochi anni lo scoiattolo grigio si estingue. Il fenomeno dipende da una forte competizione alimentare: in pratica il grigio toglie risorse alimentari al rosso che inizia a deperire, si riproduce di meno, i giovani sopravvivono di meno; quindi la popolazione diminuisce fino a scomparire. Allora la prima domanda è: dobbiamo fare qualcosa per salvare lo scoiattolo rosso dall’estinzione causata dallo scoiattolo grigio che, ricordo, è una specie americana arrivata in Europa portata dall’uomo, oppure no?

Se l’estinzione su vasta scala di una specie non è ritenuto un problema allora non si fa niente. Se invece si ritiene che difendere una specie che si è evoluta e ha vissuto in Italia e in Europa da millenni è importante, allora bisogna intervenire. Questo è quello che sostengono tutti gli organismi nazionali e internazionali che si occupano di conservazione della biodiversità, tra gli altri Unione Internazionale per la Conservazione della Natura e Consiglio d’Europa, in Italia Ministero Ambiente, Unione Zoologica Italiana, Associazione Teriologica Italiana, WWF, Legambiente.

Se si vuole intervenire l’unica soluzione è la rimozione degli animali dall’ambiente, non ci sono al momento altre alternative efficaci. In alcune aree si prevede di catturare gli scoiattoli e sterilizzarli, liberandoli poi in luoghi idonei ma confinati. Questa soluzione è molto complessa e costosa e quindi è percorribile solo per nuclei molto piccoli, ad esempio come quello che si trova all’interno di un grosso parco di Genova Nervi. Nelle altre aree l’unica soluzione praticabile è la soppressione eutanasica; un po’ come si fa dal veterinario, certamente per altri motivi, con i cani o i gatti.

Capisco chi per motivi etici non accetta interventi di questo tipo, ma le assicuro che il progetto è stato fatto dopo molti anni di verifiche e attese e, purtroppo non ci sono alternative. Se non si fa qualcosa saranno i rossi a morire di fame, quindi anche l’inattività comporta la perdita di animali. Purtroppo l’errore è a monte, quando l’uomo per il proprio piacere decide di importare animali e poi li libera (o fuggono) per … liberarsi la coscienza di avere animali in gabbia. Tra rosso e grigio non c’è quindi in atto un processo selettivo naturale. Lo scoiattolo grigio non sarebbe mai arrivato in Europa senza l’intervento dell’uomo. Per questo motivo è in fase di approvazione un decreto che vieterà l’importazione in Italia e la detenzione dello scoiattolo grigio e di altre due specie di scoiattoli esotici.

Un cordiale saluto

Sandro Bertolino


Mia ulteriore domanda del 27-10-2012

Buonasera dott. Bertolino, ho letto la sua risposta e le sono grato
della sensibilità dimostrata per chi come me si pone problemi etici
verso la gestione degli animali per quanto ritenuti nocivi (non solo
lo scoiattolo grigio, pensi a cinghiali, cornacchie, storni, etc.).
Una cosa vorrei chiederle in aggiunta: non avete mai pensato di
catturare il grigio per poi liberarlo nel suo paese di origine ?
Magari sembra una idea folle ma forse è la meno indolore per il
grigio. Faccio fatica a credere che non ci siano rimedi alla
soppressione degli scoiattoli grigi. Capisco che la sterilizzazione di
tutti sia difficile ma non è proprio praticabile su larga scala ? Del
resto questi animali se ci pensa bene non hanno colpe e comunque
devono pagare il conto (assai salato in quanto comporta la morte) per
le nostre grossolanità. Saluti. prof. Luigi Cenerelli


Risposta del 2-11-2012

Caro Cenerelli,

so bene che questi animali pagano le nostre colpe; per questo ritengo che una strategia efficace nei confronti delle specie introdotte debba prevedere soprattutto adeguati interventi di prevenzione (blocco del commercio delle specie più invasive) ed educazione.

Però gli scoiattoli grigi ora ci sono e bisogna fare delle scelte.

La sterilizzazione è possibile solo su piccoli nuclei ed è molto costosa e di difficile organizzazione. La parte della cattura è sempre uguale. La soppressione eutanasica la si fa sul momento, e quindi l’intervento termina lì. Per la sterilizzazione occorre trasferire gli animali a un centro veterinario, procedere alla sterilizzazione chirurgica, degenza pre e post-operatoria. Poi gli animali vanno collocati da qualche parte. Non possiamo rilasciarli dove ci sono altri grigi, altrimenti finisco per ricatturare animali sterilizzati e non quelli che devo catturare. La soluzione ottimale sarebbe mantenere gli animali in luoghi idonei da dove non possano raggiungere zone con altri scoiattoli grigi o scoiattoli rossi. Mantenerli in cattività ha costi enormi (1 metro cubo di gabbia per 1-2 animali, porterebbe ben presto alla necessità di costruire un parco zoologico solo per loro; più il personale per accudirli), zone dove rilasciarli senza avere impatti non si trovano e nel caso servirebbero solo per pochi animali. Quindi, solo considerando i costi si arriverebbe a centinaia di migliaia di euro, ogni anno! Un costo improponibile. Oltre alla difficoltà di avere molti veterinari che lavorano a tempo pieno solo per questa attività

La possibilità di rimandarli negli Stati Uniti è stata valutata e considerata non praticabile. Gli animali che sono qui in Italia da decenni hanno acquisito parassiti e patogeni tipici dei nostri ambienti. Riportando gli animali in America si correrebbe il rischio di introdurre qualche malattia con conseguenze non valutabili. Ad esempio, in Gran Bretagna lo scoiattolo grigio ha portato con se un virus cui resiste (portatore sano) ma che è letale per lo scoiattolo rosso. Non possiamo escludere che qualche animale nel caso porti con se un altro virus dall’Europa all’America letale per qualche altra specie. Di fatto, gli americani non accetterebbero di ricevere gli animali dall’Europa. Oltre ovviamente ai costi, anche in questo caso elevati.

Sandro