Ieri 29 agosto ho potuto assistere all'anteprima di "Antropocene" a Firenze, grazie all'invito di un amico. Eravamo in 550, tutto esaurito, fuori altrettante persone che sono dovute andar via. Consiglio a tutti di vederlo dal 19 settembre nelle sale. Tocca molti aspetti della terribile e pesantissima avanzata umana sulla Terra, non tutti, non potevano bastare gli 87 minuti di durata previsti. Quanto raccontato dalle immagini credo basti a far prendere consapevolezza della gigantesca crisi ecologica, cambiamenti climatici compresi, in cui siamo immersi. Il documentario non indica soluzioni, fa aprire gli occhi e speriamo anche il cuore. Certo è che la rivoluzione dovrà venire dal basso, non possiamo più illuderci che i politici si facciano portatori di queste istanze, fino a quando non saremo proprio noi, ognuno di noi, a chiederlo con forza.

Alcuni spunti di riflessione.

15 mila scienziati di 184 paesi hanno sottoscritto un solenne messaggio sullo stato del pianeta, invitando l’umanità a cambiare modello di vita per evitare “una perdita catastrofica di biodiversità” 13.11.2017

https://christianafigueres.com/#/inthenews

https://rebellion.earth/

https://extinctionrebellion.it/

https://www.ohga.it/extinction-rebellion-il-coordinatore-italiano-marco-bertaglia-racconta-la-disobbedienza-civile-ambientalista/

https://www.facebook.com/events/887815968265169/ (Terzo sciopero mondiale per il clima - 27 settembre 2019)

 

---


 Giovedì 29 agosto 2019, in Arena Grande,

l'anteprima di Antropocene

 

Un gigantesco affresco fotografico su come l'uomo ha trasformato il pianeta negli ultimi 100 anni. Un viaggio attraverso i cinque continenti, dalle sconfinate vedute aeree dei droni alle fosforescenze della profondità degli Oceani, per un’esperienza visiva senza precedenti, che incanta, emoziona e testimonia al contempo l’urgenza di difendere la Terra. Direttamente dal Canada e vincitore del Premio del Pubblico al Festival CinemAmbiente 2019, lo distribuiremo insieme a Valmyn in tutta Italia.

 

Image

 

Anthropocene è il completamento, dopo Manufactured Landscapes (2006) e Watermark (2013), di una trilogia di documentari sull'impatto delle attività umane sul nostro pianeta. Un viaggio in sei continenti, narrato dalla voce di Alicia Vikander, per accostare i diversi modi nei quali l'uomo sta sfruttando le risorse terrestri e modificando la Terra come mai prima, più di quanto facciano i fenomeni naturali. La tesi dell'Anthropocene Working Group, che ha avviato i suoi studi nel 2009, è che gli ultimi 10.000 anni costituiscano un'era geologica vera e propria.

I canadesi Jennifer Baichwal, Nicholas de Pencier ed Edward Burtynsky hanno cominciato, nel 2005, all'inizio anche con il connazionale Peter Mettler, a investigare i paesaggi trasformati dalla mano dell'uomo per arrivare a una conclusione, che è anche il punto più alto e ambizioso dell'opera.

Un film con una tesi non nuova: ovvero che l'umanità sta sfruttando, più del dovuto, il pianeta, compromettendone lo stato e con conseguenze potenzialmente ancora più gravi, ma sviluppata in maniera organica e complessa con immagini spettacolari, che siano aeree o subacquee, dal forte impatto visivo e suono che sottolinea ed enfatizza. L'uomo ha superato i limiti e questo assunto esce da ogni immagine filmata in 43 luoghi di 20 diversi Paesi. In Kenya si accatastano le zanne sequestrate ai bracconieri di elefanti, che uccidono per ottenere l'avorio da commercializzare sui mercati asiatici, per essere bruciate.

Un gesto di enorme portata, che apre e chiude Anthropocene e vuole essere un segnale ai cacciatori. Intanto in un laboratorio di Hong Kong si continua a lavorare avorio per ottenere oggetti di vario tipo, che richiedono lavorazioni anche di anni, stavolta di provenienza legale: arriva dalla Siberia e dai ghiacci e dal permafrost che si sciolgono permettendo di recuperare i resti di antichi mammuth, una pratica ben descritta nel recente Genesis 2.0 dello svizzero Christian Frei. Sempre in Siberia è la città di Norilsk, che ospita le miniere di nichel e altri metalli più grandi del mondo ed è tra i luoghi più inquinati del pianeta.

Agli antipodi, il deserto cileno di Atamacama è punteggiato di vasche gialle o azzurre dove si tratta il litio, fondamentale per le batterie dei telefoni o delle auto elettriche. A Immerath, Germania, si sono abbattute case e una chiesa per allargare le miniere di carbone a cielo aperto.

 

https://theanthropocene.org/