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Perché gli insetti, come anche altri invertebrati, vengono percepiti da molte persone come "brutti e dannosi"?

 

Le persone, come tutti gli animali, provano un naturale “istinto” di diffidenza verso organismi molto diversi da loro stessi. Da un punto di vista evolutivo è un meccanismo di protezione: “non riconosco un organismo con cui vengo in contatto come appartenente ai miei simili, pertanto prendo le dovute precauzioni perché potrebbe essere pericoloso”. Non c’è dubbio che gli insetti siano molto diversi da noi e per questo tendiamo ad averne paura o semplicemente diffidenza. Noi abbiamo uno scheletro interno (le ossa), loro uno scheletro esterno (un esoscheletro di chitina) che li rende stranamente “duri” al tatto. Noi abbiamo 4 arti di cui 2 per deambulare, loro ne hanno 6 che utilizzano nei più svariati modi (per camminare, correre, scavare, nuotare, arrampicarsi, ancorarsi o penetrare in altri organismi, ecc.). Noi percepiamo il mondo esterno soprattutto con la vista (e quindi abbiamo due occhi frontali), loro hanno una miriade di occhi e strane appendici che vediamo muoversi o vibrare, le antenne, in realtà raffinatissimi sensori fisico-chimici. Molti insetti hanno ali per volare. La lista delle differenze è molto lunga…

La paura degli insetti non è però esclusivamente “innata”, nella sua storia l’uomo ha imparato, a proprio spese, che spesso la convivenza con questi animali può non essere piacevole. Pensiamo alle zanzare del genere Anopheles che possono trasmettere il protozoo responsabile della malaria, una malattia che tuttora affligge quasi metà della popolazione mondiale. Oppure pensiamo ai pidocchi dei capelli, vi sarà sicuramente capitato di dover controllare la testa dei bambini in cerca di questi piccoli insetti senza ali del genere Pediculus che possono popolare il nostro cuoio capelluto. Solo la parola pidocchi fa inorridire la maggior parte delle persone e ci dimentichiamo di aver convissuto con loro per millenni e fino a poco tempo fa. E dalla paura la corsa a comprare il prodotto più efficace che sterilizzi completamente i capelli dei nostri bambini (peraltro prodotti a base di paraffine con effetti negativi di altro genere).

Infine, pensiamo alle vespe, ad esempio quelle appartenenti alla specie Vespula germanica, che disturbano i nostri picnic, quante volte al solo avvicinarsi di questo insetto abbiamo visto commensali fare salti da gigante ed emettere urla strazianti? Anche in questo caso la vespa, un predatore, non fa altro che il suo “mestiere”, quel pezzo di prosciutto è troppo appetibile e ricco di proteine da non tentare di strapparne un microscopico morso. Lo potrebbe fare in assoluta tranquillità se noi non ci agitassimo tanto magari inducendola a difendersi con il suo pungiglione che, badate bene, non si è certo evoluto per abbattere prede della grandezza di un uomo.

Ma se è vero che alcuni insetti sono parassiti dell’uomo ed altri possono essere potenzialmente pericolosi ed è meglio lasciarli in pace (parliamo di pochissime specie in Italia), è altrettanto vero che stiamo fotografando solo una piccolissima parte di quella che è la reale biodiversità di questo gruppo animale, il gruppo animale vincente ed il meglio equipaggiato per vivere nel nostro pianeta (eccezion fatta che per i mari e gli oceani).

 

A noi gli insetti sembrano sempre tantissimi, ma è davvero così o ci sono specie a rischio?

 

Sono effettivamente tantissimi. Pensiamo al nostro paese. In Italia sono presenti oltre 58.000 specie animali conosciute, di queste il 98 % è costituito da invertebrati e protozoi. Gli artropodi (quasi 50.000 specie) sono il gruppo più abbondante, e sono rappresentati in gran parte da insetti. Per fare un esempio, i soli coleotteri (l’ordine di insetti di cui fanno parte scarabei, coccinelle, maggiolini per intenderci) sono oltre 12.000 specie. E i mammiferi? 126 specie (pari allo 0,2 % delle specie in Italia).   

La numerosità degli insetti si manifesta anche a livello di individui. Pensiamo ad esempio alle formiche, un unico formicaio di Lasius niger, specie comune dei nostri giardini, può ospitare 5.000 individui. Formica rufa, una specie che abita le foreste, può costruire una colonia con 1.000.000 individui.

Quindi, essendo così numerosi, non dobbiamo preoccuparci per la salute degli insetti? Purtroppo, dobbiamo preoccuparci. A livello planetario diversi studi dimostrano un continuo declino nella ricchezza di specie di insetti negli ultimi 40 anni. Questi studi sono stati condotti soprattutto su farfalle, api e coleotteri. Secondo alcuni autori il tasso di estinzione locale degli insetti (il numero di popolazioni di una determinata specie che scompare) è molto più alto di quello misurato nei vertebrati. L’organizzazione mondiale per la conservazione della natura (IUCN) stima che le specie di insetti minacciate in Europa siano fra il 10 e il 25% nei gruppi indagati, un dato sicuramente sottostimato poiché per molte specie non si hanno sufficienti informazioni ecologiche e biologiche per stimare l’effettivo stato di conservazione.

Vedere anche https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/biodiversita/le-domande-piu-frequenti-sulla-biodiversita/come-si-presenta-la-situazione-della-biodiversita-in-italia

 

Perché dobbiamo proteggere queste specie?

 

Tralasciando la motivazione intrinseca o estetica per la conservazione di una specie (le specie vanno protette in quanto tali, “esperimenti” evolutivi unici e irripetibili), proteggere gli insetti significa garantire il corretto funzionamento dell’ecosistema, nel quale, non dimentichiamoci, vive anche la specie umana. Proprio grazie alla loro numerosità in termini di specie e alla loro plasticità adattativa, gli insetti entrano a far parte di qualsiasi rete trofica o rete ecologica in ambiente terrestre, giocando spesso un ruolo chiave. L’eliminazione di un nodo rende tutta la rete più debole, se tanti nodi della rete vengono eliminati, la rete rischia di rompersi, ossia di perdere la sua capacità di reagire a un cambiamento delle condizioni ambientali (es. il cambiamento climatico, l’introduzione di un parassita o di una specie aliena, ecc.) o di assolvere a una determinata funzione.

La recente Strategia Europea per la Biodiversità 2030 indica ad esempio la necessità di proteggere gli insetti impollinatori. Sono le specie che permettono la crescita e lo sviluppo (e quindi anche la coltivazione) di una incredibile varietà di piante, fra cui specie di importante valore alimentare ed enorme valore economico. Amate la pizza margherita o la pasta al sugo? Se la risposta è sì siete obbligati ad amare, e quindi a proteggere, anche le specie di bombi (api solitarie) che permettono alla pianta di pomodoro, con la loro attività di impollinazione, una corretta e abbondante fruttificazione.

 

Perché parlare di insetti a scuola? Che cosa possono imparare gli studenti da queste specie?

 

Non parlare di insetti significherebbe non affrontare in modo corretto alcun discorso sulla biodiversità anche solo per una banale motivazione di tipo numerico, come abbiamo visto. Gli insetti si prestano come modello di studio per affrontare molti argomenti previsti dal curriculum scolastico. Ad esempio, le strategie evolutive che sono state attuate dagli animali per fronteggiare la vita sulla Terra. I meccanismi di interazione con altre specie (competizione, simbiosi, predazione, parassitismo) o con individui della stessa specie (il dimorfismo sessuale). Il fenomeno dell’invasione da parte di specie aliene. Sono alcuni temi di lezioni in classe che possono essere impostate utilizzando esemplificazioni provenienti dal mondo degli insetti.

 

Hai qualche consiglio da dare agli insegnanti per affrontare l'argomento insetti in maniera interessante e far superare la paura e il ribrezzo che alcuni bambini e ragazzi possono avere verso di questi?

 

Partirei proprio dalle paure e dal ribrezzo dei bambini. Chiederei loro: “Cosa ti fa paura di un insetto?” Analizzerei le risposte una ad una e partendo da esse affronterei i temi già nominati. Intervisterei gli studenti chiedendo di riflettere su quanti e quali insetti hanno incontrato nella loro vita, di descriverli e provare a classificarli a livello di ordine (alla portata anche di bambini della scuola primaria) o di famiglia (esistono progetti e chiavi dicotomiche di facile applicazione). Farei allevare una farfalla in classe, portando gli alunni a scoprire l’incredibile fenomeno della metamorfosi, oppure costruirei insieme a loro un “albergo degli insetti” (qui uno dei tanti tutorial disponibili in rete). Con l’aiuto di uno stereoscopio farei osservare da vicino gli insetti, invitandoli a scoprire apparati e morfologie del tutto nuovi e a volte (provare per credere) incredibilmente belli. Farei fare la checklist degli insetti del giardino della scuola o del parco cittadino facendomi aiutare da esperti o utilizzando progetti di citizen science come iNaturalist. Inviterei gli studenti a partecipare ad un progetto di conservazione della natura sulle specie protetti di insetti (INNAT), che ha l’obiettivo di accrescere le conoscenze sulla distribuzione di specie protette di insetti nel nostro paese.

Intervista ad Alessandro Campanaro, zoologo, ricercatore presso il CREA Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria - Centro di ricerca Difesa e certificazione di Firenze. Le sue attività di ricerca sono incentrate sul monitoraggio e la conservazione della biodiversità forestale, con particolare riferimento all’entomofauna, e sulla “citizen science”, il coinvolgimento dei non professionisti nelle indagini scientifiche. Collabora attivamente con il Ministero dell’Ambiente e il Raggruppamento Carabinieri Biodiversità.

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