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Categoria: Notizie-scuola
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Non è facile parlare di un libro che vorrebbe guidarci verso un cambio di paradigma. Si possono condividere le aspirazioni che hanno spinto Vincenzo Balzani e Margherita Venturi a scrivere il libro “Energia, risorse, ambiente” (Zanichelli, Bologna, 2014) ma alla fine ci si può dividere sul metodo. Questo libro, piacevolmente illustrato e ben documentato, è destinato agli studenti degli ultimi anni della scuola superiore di secondo grado e si propone alcuni obiettivi piuttosto chiari ma decisamente ambiziosi. Gli autori li elencano nel paragrafo conclusivo dell’introduzione intitolato appunto “Per finire: che cosa ti vogliamo insegnare”.

In primo luogo vuol dare le informazioni fondamentali per capire come funziona il mondo e quali sono i limiti e le potenzialità del nostro pianeta. In secondo luogo vuole contribuire a formare cittadini consapevoli, capaci di guardare al bene di tutti i popoli della Terra e a quello delle prossime generazioni. Infine, come dicono gli autori: “Ha anche la pretesa di suggerirti cosa fare”. Non è poco e subito sorge il dubbio che esso tenda a semplificare il mondo, i temi legati alla giustizia, le procedure decisionali e il bilanciamento dei poteri. Questo è forse il limite di coloro che, in buona fede e spinti da lodevoli intenti umanitari, tendono ad indicare agli altri la via verso la felicità. Ne ha parlato poco tempo fa Roberto Escobar (Domenica – Il Sole 24 Ore), in una brillante recensione al saggio del politologo Matthew Flinders intitolato “In difesa della politica. Perché credere nella democrazia oggi” (Il Mulino, 2014). Difficile pensare, specialmente dopo una lunga esperienza di vita associata, che la democrazia possa promettere e dare la felicità. Se garantisce rispetto e libertà a ciascuno, indipendentemente dalle sue opinioni e dai suoi interessi, come si può pensare che su temi come quelli al centro di questo libro si possa facilmente concordare? Detto questo, si poteva forse spiegare ai giovani lettori che la democrazia è molto faticosa e che coloro che la pensano diversamente non sono, necessariamente, nemici del pianeta e della giustizia.

Tornando al libro di Balzani e Venturi, è indubbio che il tema dell’energia sia quello che suscita in loro le maggiori preoccupazioni (Capitoli 2-5). E’ un tema caro da anni allo stesso Balzani, chimico di fama internazionale, noto per il suo impegno civile e autore di numerosi articoli e di alcuni libri dedicati proprio all’energia e alla sostenibilità. Questa volta ( Capitoli 8-10) il campo si estende ad altre risorse in pericolo (cibo, acqua e materiali) e, nella penultima parte del libro (Capitoli 11-14), all’ambiente. In quella conclusiva, intitolata “Scenari per il futuro”, si tirano le somme.

Da uno sguardo d’insieme, il libro (accompagnato da eBook), può costituire una piattaforma di collaborazione tra studenti e insegnanti, una fonte di idee per gli elaborati, un incentivo a svolgere utili esercizi. Questi ultimi abbondano e sono veramente stimolanti. Spesso di suggerisce di ricorrere ad Internet , molto più raramente alle biblioteche. Alcuni suggerimenti contenuti nei citati “Scenari” suscitano ulteriori interrogativi. Non si capisce, ad esempio, come si possa attuare il “controllo dell’innovazione” per risparmiare sui materiali. Bisogna limitare l’introduzione di nuovi modelli di auto o di smartphone? Come si fa in un regime di libero mercato? Emerge allora l’idea di decrescita e la critica all’attuale modello di sviluppo. Si possono condividere le aspirazioni alla cancellazione delle disuguaglianze ma queste vanno calate nella complessità del mondo e nel groviglio delle dinamiche sociali.

È scritto (p. 225) che “l’obiettivo deve essere la ricchezza collettiva del genere umano” e che l’altro non deve essere visto come “un concorrente da superare”. Che dire? La Storia ha dimostrato, purtroppo, che i tentativi di realizzare queste utopie sono tragicamente falliti. E la decrescita? In questi anni l’abbiamo vista e, purtroppo, per molti è stato un dramma. Ora tutti, quasi tutti, invocano la crescita. Nel 2007 uscì il “Petit traité de la décroissance sereine” dell’ economista e filosofo Serge Latouche (Vannes, 1940), forse il principale promotore dell’idea di decrescita. Il libro venne tradotto in italiano per Bollati Boringhieri con il titolo: “Breve trattato sulla decrescita serena” (2008). Eravamo, guarda caso, agli inizi della cosiddetta “grande recessione”, preparata dalla crisi del mercato immobiliare statunitense e da quella dei subprime. La decrescita ci fu, eccome, ma per molti fu tutt’altro che serena. Tornano in mente alcuni passaggi di una conferenza di Latouche che tenne a Bologna quando uscì un altro suo libro: “Come si esce dalla società dei consumi. Corsi e percorsi della decrescita” (2011). Disse che la decrescita, per non essere traumatica e apportatrice di guai, dovrebbe essere graduale e basata sul consenso. Per questo motivo, pur concordando con Balzani, dubito che “convertire le industrie che producono armamenti in industrie per la produzione di dispositivi utili per lo sviluppo delle energie rinnovabili” e “ridistribuire la ricchezza mediante opportune politiche di tassazione e di benefici” (p. 231), siano obiettivi realistici nel medio periodo. In termini di difficoltà non possono essere equiparati, purtroppo, alle misure per “favorire la coltivazione di orti nelle smisurate periferie delle città” che gli Autori citano nell’elenco delle soluzioni.

 
QUESTO LIBRO E' IN ADOZIONE PRESSO LE CLASSI LICEALI
DELL'IIS "GIOTTO ULIVI" DI BORGO SAN LORENZO (FI)
DALL'A.S. 2017-2018